giovedì 24 marzo 2011

Le Origini

Secondo la leggenda cinese, la scoperta delle proprietà benefiche del tè è da attribuirsi all’imperatore Shen Nung, studioso ed erborista che, attentissimo all’igiene, era solito bere solo acqua bollita. Si narra che un giorno nel 2737 a.C., mentre era seduto sotto un albero di tè selvatico, alcune foglie caddero nell’acqua che stava facendo bollire. L’imperatore assaggiò quel infuso e lo trovò delizioso, rinfrescante e rivitalizzante: così , fu “scoperto” il tè. In realtà non si sa se questo imperatore sia realmente esistito, comunque tutti gli studiosi sono concordi nell’affermare che già allora il tè era diffuso in Cina. Si hanno documenti scritti riguardanti il tè a partire dal III secolo a.C., quando un chirurgo cinese prescrisse le foglie del tè come rimedio per aumentare la concentrazione e l’attenzione e un generale dell’esercito scrisse al nipote chiedendogli di inviargli del “vero tè” perché era depresso. Anche in questi casi il nome dato al tè, tu, crea confusione, perché lo stesso carattere cinese veniva usato anche per indicare il crespino, con un’unica differenza di pronuncia, introdotta da un imperatore della dinastia Han fra il 206 a.C. e il 220 d.C., per la quale, quando ci si riferiva al tè la parola andava letta cià. Risulta più facile ricostruire la storia del tè a partire dall’VIII secolo d.C., grazie al fatto che venne eliminato un tratto verticale dall’ideogramma per dare al tè un proprio segno distintivo. Fino al III secolo d.C. questa bevanda venne usata unicamente come rimedio medico o tonificante e preparata con foglie di alberi selvatici. In seguito gli agricoltori cominciarono a coltivare dei cespugli di tè, sviluppando una tecnica di essiccazione e lavorazione delle foglie. Alcuni documenti provano che veniva usato come merce di scambio con i turchi nel 476 d.C. i mercanti si arricchirono e gli artigiani iniziarono a produrre eleganti e costosi corredi da tè. Durante la dinastia dei Tang , periodo chiamata “l’età dell’oro del tè”, il tè non era più soltanto un medicinale, ma anche una bevanda ristoratrice. La preparazione e il servizio iniziarono a seguire un elaborato cerimoniale, mentre la produzione e la lavorazione furono assoggettate a regole molto rigide, riguardo i chi potesse raccoglierle, quando e come,come trattare le foglioline appena colte, fino alle norme di igiene personale e alla dieta alimentare delle giovani raccoglitrici, cui era proibito mangiare aglio, cipolla e spezie piccanti per evitare che le dita trasmettessero odori sgradevoli alle foglie di tè. Il tè assunse un’importanza tale che, in questo periodo, commissionarono allo scrittore Lu Yu la stesura del primo libro su questo argomento. Il suo Cha Chang (la sacra scrittura del tè) descrive ogni singolo aspetto riguardante il tè. Durante la dinastia dei Tang si produceva tè pressato in panetti, sotto la dinastia dei Song si macinavano finemente i panetti di tè pressati ottenendo un liquido schiumoso. Con i Ming in Cina si cominciò a produrre solo tè verde, il quale non veniva commercializzato sotto forma di panetti come in passato, ma come foglie. Questo metodo di vendita dava dei problemi in quanto le foglie perdevano più velocemente l’aroma e il gusto, quindi per conservarlo meglio durante i lunghi viaggi verso l’Europa si sviluppo la produzione di tè neri e di tè aromatizzati ai fiori. Ad un certo punto, si iniziò a pensare che il tè verde e quello nero provenissero da due piante diverse, in realtà tutti i tipi di tè provengono dallo stesso albero e l’unica differenza tra i due è il processo di trasformazione.

Nessun commento:

Posta un commento