Secondo la leggenda cinese, la scoperta delle proprietà benefiche del tè è da attribuirsi all’imperatore Shen Nung, studioso ed erborista che, attentissimo all’igiene, era solito bere solo acqua bollita. Si narra che un giorno nel 2737 a.C., mentre era seduto sotto un albero di tè selvatico, alcune foglie caddero nell’acqua che stava facendo bollire. L’imperatore assaggiò quel infuso e lo trovò delizioso, rinfrescante e rivitalizzante: così , fu “scoperto” il tè. In realtà non si sa se questo imperatore sia realmente esistito, comunque tutti gli studiosi sono concordi nell’affermare che già allora il tè era diffuso in Cina. Si hanno documenti scritti riguardanti il tè a partire dal III secolo a.C., quando un chirurgo cinese prescrisse le foglie del tè come rimedio per aumentare la concentrazione e l’attenzione e un generale dell’esercito scrisse al nipote chiedendogli di inviargli del “vero tè” perché era depresso. Anche in questi casi il nome dato al tè, tu, crea confusione, perché lo stesso carattere cinese veniva usato anche per indicare il crespino, con un’unica differenza di pronuncia, introdotta da un imperatore della dinastia Han fra il 206 a.C. e il 220 d.C., per la quale, quando ci si riferiva al tè la parola andava letta cià. Risulta più facile ricostruire la storia del tè a partire dall’VIII secolo d.C., grazie al fatto che venne eliminato un tratto verticale dall’ideogramma per dare al tè un proprio segno distintivo. Fino al III secolo d.C. questa bevanda venne usata unicamente come rimedio medico o tonificante e preparata con foglie di alberi selvatici. In seguito gli agricoltori cominciarono a coltivare dei cespugli di tè, sviluppando una tecnica di essiccazione e lavorazione delle foglie. Alcuni documenti provano che veniva usato come merce di scambio con i turchi nel 476 d.C. i mercanti si arricchirono e gli artigiani iniziarono a produrre eleganti e costosi corredi da tè. Durante la dinastia dei Tang , periodo chiamata “l’età dell’oro del tè”, il tè non era più soltanto un medicinale, ma anche una bevanda ristoratrice. La preparazione e il servizio iniziarono a seguire un elaborato cerimoniale, mentre la produzione e la lavorazione furono assoggettate a regole molto rigide, riguardo i chi potesse raccoglierle, quando e come,come trattare le foglioline appena colte, fino alle norme di igiene personale e alla dieta alimentare delle giovani raccoglitrici, cui era proibito mangiare aglio, cipolla e spezie piccanti per evitare che le dita trasmettessero odori sgradevoli alle foglie di tè. Il tè assunse un’importanza tale che, in questo periodo, commissionarono allo scrittore Lu Yu la stesura del primo libro su questo argomento. Il suo Cha Chang (la sacra scrittura del tè) descrive ogni singolo aspetto riguardante il tè. Durante la dinastia dei Tang si produceva tè pressato in panetti, sotto la dinastia dei Song si macinavano finemente i panetti di tè pressati ottenendo un liquido schiumoso. Con i Ming in Cina si cominciò a produrre solo tè verde, il quale non veniva commercializzato sotto forma di panetti come in passato, ma come foglie. Questo metodo di vendita dava dei problemi in quanto le foglie perdevano più velocemente l’aroma e il gusto, quindi per conservarlo meglio durante i lunghi viaggi verso l’Europa si sviluppo la produzione di tè neri e di tè aromatizzati ai fiori. Ad un certo punto, si iniziò a pensare che il tè verde e quello nero provenissero da due piante diverse, in realtà tutti i tipi di tè provengono dallo stesso albero e l’unica differenza tra i due è il processo di trasformazione.
Tè Verde - Story
giovedì 24 marzo 2011
Il tè in Giappone
Sembra che l’arrivo del tè in Giappone sia riconducibile a Dengyo Daishi, un monaco vissuto in Cina per due anni (803-805 d.C.). Tornato a casa , piantò i semi nel giardino del suo convento e 5 anni dopo servì il suo tè all’imperatore Saga, il quale apprezzò tanto la bevanda da ordinarne la coltivazione in 5 province vicino alla capitale. Tra la fine del IX e l’XI secolo, i rapporti fra Cina e Giappone si deteriorarono e quindi il tè, considerato una merce prettamente cinese, perse i favori dei giapponesi e fu bandito dalla corte, i monaci continuarono a consumare questa bevanda per tenersi svegli durante le lunghe veglie. Quando i due paesi si riappacificarono verso l’inizio del XII secolo, il monaco Eisai fu il primo a recarsi in visita in Cina. Al suo ritorno oltre a nuovi semi importò anche la nuova usanza di bere il tè verde in polvere. In Giappone si è sviluppata nell’arco dei secoli una cerimonia particolare e complessa per consumare il tè, che ancor oggi comporta un preciso codice di comportamento per creare una tranquilli atmosfera di interludio durante la quale l’ospite e gli invitati tendono alla rinascita spirituale e all’armonia con l’universo.
’arrivo del tè in Europa
Non è ancora ben noto se i primi a sbarcare il tè in Europa furono i portoghesi o gli olandesi all’inizio del XVII secolo. All’epoca, infatti, sia l’Olanda che il Portogallo commerciavano nei mari della Cina. Era poi la Compagnia delle Indie di bandiera olandese che li distribuiva in Olanda, Francia e nei porti del Baltico ed in seguito in Italia, Germania e Portogallo. Alla fine del ‘600 la crescente popolarità del caffè in Germania e Francia spiazzo il tè a cui rimasero solo i mercati russo e inglese. Il tè veniva portato in Russia con carovane di cammelli, il viaggio durava circa 16-18 mesi,quindi il costo del tè nero, che loro prediligevano, fino ai primi del ‘700 era molto alto e di conseguenza rimaneva una bevanda per pochi eletti. In seguito con il completamento della via ferrata transiberiana permise di accorciare i tempi, di trasporto, a poco più di una settimana.
Gli inglesi e il tè
In Inghilterra il tè entrò ufficialmente a Londra per la prima volta nel 1658. il primo a promuovere questo prodotto fu Thomas Garraway, il quale lo vendeva all’asta nel suo negozio sito nel cuore della City londinese. Le sorti del tè in Gran Bretagna ebbero una svolta positiva quando Carlo II sposò Caterina di Braganza, grande bevitrice di tè, la quale portò con se come parte della sua dote una cassa di tè cinese. La regina cominciò a servirlo ai suoi amici aristocratici a corte e la fama di questa bevanda si sparse, invogliando molti ad assaggiarla. All’inizio rimase una bevanda ad esclusiva degli aristocratici a causa del suo elevato costo. Nel 1706, Thomas Twining, fondatore dell’omonima ditta produttrice di tè, aprì la sua Tom’s Coffee House appena oltre le mura cittadine. Il locale era aperto anche alle donne. L’elevato costo del tè era dovuto ad una pesante tassa voluta da Carlo II che gravava su diverse merci (tè, caffè, cioccolato), nel 1689 il più economico costava 7 scellini (56 centesimi) a libra (), l’equivalente di circa una settimana di paga per un operaio medio. La domanda continuava comunque a crescere e, per aumentare i profitti e le limitate scorte, prese piede l’adulterazione di questo prodotto. Un provvedimento del 1725 impose pesanti multi sul contrabbando e l’adulterazione, nel 1766 si arrivò persino a contemplare la pena detentiva. Le caffetterie avevano lasciato il posto a bellissimi giardini, tè garden, alle porte di Londra, dove gente di ogni sorta ed estrazione, inclusi i reali, potevano prendere aria, bere tè e godersi una gran varietà di intrattenimenti.
Le case da tè
Nel 1864 la direttrice della filiale di London Bridge della Aerated Bread Company ebbe l’ispirazione di adibire a casa da tè una stanza sul retro del suo negozio e aprirla al pubblico. La sua idea ebbe un tale successo che ben presto altri negozi la imitarono. Con il tè si servivano diversi tipi di piatti caldi e freddi, dolci e salati, spesso con accompagnamento musicale. Nel 1913 nelle colonie francesi del nord Africa si diffuse l’usanza di organizzare balli all’ora del tè, che coincise con la prorompente passione per il tango argentino che accese gli ambienti bene londinesi. Nacquero associazioni e corsi di tango e si organizzarono tè danzanti pomeridiani in tutta la capitale, nei tètri, nei ristoranti e negli alberghi. A seguito degli eventi del ‘900, solo agli inizi degli anni ’80 si è potuto notare un marcato ritorno di interesse nei confronti del tè e nelle sale da tè, chiamati tè-shop, tè-room e tè-lounge.
L’America e il tè
Il tè, come ovvio, fu portato in america con la colonizzazione europea e, arrivarono anche tutte le tradizioni ad esso collegate. Nel 1767 il Parlamento britannico impose, alle colonie americane, una tassa sul tè per sostentare l’esercito e i funzionari del governo nelle colonie. Questo provvedimento risultò inaccettabile agli americani, ed iniziarono ad impedire alle navi inglesi, uniche grazie al monopolio che potevano commercializzare questo prodotto, di entrare nei porti se trasportavano come merce il tè. Il Boston Tè Party, nel 1773, fu l’ultimo atto di una serie di rivolte svoltesi a Boston, che durarono circa una settimana, dove una banda di uomini travestiti da Indiani pellirosse salirono a bordo del Dartmounth e buttarono in mare 340 casse di tè. La reazione degli inglesi fu di chiudere il porto e mandare delle truppe sul suolo americano e, questa è stata la scintilli che scatenò la guerra d’indipendenza americana e determinò il successo del caffè in America.
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