Sembra che l’arrivo del tè in Giappone sia riconducibile a Dengyo Daishi, un monaco vissuto in Cina per due anni (803-805 d.C.). Tornato a casa , piantò i semi nel giardino del suo convento e 5 anni dopo servì il suo tè all’imperatore Saga, il quale apprezzò tanto la bevanda da ordinarne la coltivazione in 5 province vicino alla capitale. Tra la fine del IX e l’XI secolo, i rapporti fra Cina e Giappone si deteriorarono e quindi il tè, considerato una merce prettamente cinese, perse i favori dei giapponesi e fu bandito dalla corte, i monaci continuarono a consumare questa bevanda per tenersi svegli durante le lunghe veglie. Quando i due paesi si riappacificarono verso l’inizio del XII secolo, il monaco Eisai fu il primo a recarsi in visita in Cina. Al suo ritorno oltre a nuovi semi importò anche la nuova usanza di bere il tè verde in polvere. In Giappone si è sviluppata nell’arco dei secoli una cerimonia particolare e complessa per consumare il tè, che ancor oggi comporta un preciso codice di comportamento per creare una tranquilli atmosfera di interludio durante la quale l’ospite e gli invitati tendono alla rinascita spirituale e all’armonia con l’universo.
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